Quarta ondata di calore quando l’estate deve ancora entrare nel mese di agosto. Anche a Bari il caldo estremo mostra ormai i suoi effetti: la scorsa settimana le alte temperature hanno persino fermato i treni. Un episodio che conferma una tendenza ormai evidente. In Italia e nel capoluogo pugliese le ondate di calore stanno diventando la nuova normalità. Secondo l’Istat, nel 2023 la temperatura media della città è stata di 1,1 °C superiore alla media del periodo 2006-2015. Nello stesso anno sono state registrate 101 notti tropicali (dato Istat), ossia oltre tre mesi con temperature mai scese sotto i 20°C, e negli ultimi dieci anni, Bari, ha subito danni causati da33 eventi meteorologici estremi.

Ma se il caldo interessa tutta la città, sono i quartieri più fragili a pagarne il prezzo più alto: più esposti alla povertà di raffrescamento e caratterizzati da una minore disponibilità di aree verdi, ombra e infrastrutture capaci di mitigare gli effetti delle ondate di calore. I dati sulle temperature medie diurne al suolo registrate nei quartieri di Bari tra il 2015 e il 2025 mostrano differenze significative: nei mesi estivi si raggiungono valori medi di 44,8 °C a Carbonara-Ceglie-Loseto, 44,2 °C a San Paolo-Stanic e oltre 43 °C a Palese-Santo Spirito, Picone-Poggiofranco e Carrassi-San Pasquale. Legambiente ha scelto il quartiere San Paolo, nella periferia ovest di Bari, come luogo dei monitoraggi della sesta e ultima tappa della seconda edizione della campagna nazionale Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”, realizzata con il partner tecnico Ricerca sul Sistema Energetico – RSE S.p.A. e in collaborazione con la Croce Rossa ItalianaIl quartiere registra il più alto indice di povertà energetica della città secondo le elaborazioni di RSE (IDF pari a 0,59) ed è tra quelli con il maggiore disagio socioeconomico, con un indice Istat pari a 103,9, superiore alla media comunale fissata a 100. 

Secondo le analisi effettuate da Legambiente su un areale di circa 1 chilometro quadrato, che hanno incluso 35 punti di interesse tra servizi pubblici, scuole, aree verdi e infrastrutture, ben 22 (quasi il 63%) risultano direttamente esposti al sole nelle ore più calde della giornata (11.00-16.00). In particolare, sono esposti il poliambulatorio e l’unico centro analisi presenti nell’area, l’unico supermercato, l’unico ufficio postale, quattro ristoranti su sei e tutte le strutture scolastiche monitorate. A pesare è anche la limitata presenza di infrastrutture verdi e blu: solo due parchi, un giardino pubblico, una piscina e una fontanella, mentre risultano assenti viali alberati e adeguati spazi ombreggiati. 

I valori più elevati sono stati registrati nelle aree gioco: 75,2°C sotto i giochi del Parco Papa Giovanni Paolo II, 73,3°C nei giardini di via Vincenzo Ricchioni, 68,4°C nei giardini Maria Colangiuli e 66°C nel Parco della Legalità. Temperature molto elevate interessano anche gli accessi ai servizi essenziali: 61,3°C sul marciapiede della farmacia di via Gaetano Granieri, 60,5°C davanti al Municipio, 56,7°C sulla rampa del centro culturale di via Barisano da Trani e 53°C all’ingresso della scuola.  

Gli stessi luoghi mostrano però una differenza significativa quando è presente una copertura o una superficie ombreggiata: in alcuni casi bastano pochi metri per ridurre la temperatura del suolo di oltre 16 °C. Alla fermata FM1 “Cittadella” il suolo passa da 51,5°C al sole a 35,1°C all’ombra; davanti alla chiesa la temperatura scende da 56,7°C a 40°C; all’ingresso della scuola di via Barisano da Trani la pavimentazione sotto il tendone misura 39,1°C, contro i 55,6°C dell’area esposta. Anche davanti alla farmacia di Piazza Europa gli alberi riducono la temperatura del suolo da 51,5°C a 37°C, mentre all’ingresso del supermercato in via Cacudi la parziale copertura del porticato abbassa la temperatura da 46,5°C a 33,4°C. 

I dati sono stati presentati da Legambiente durante il flash mob organizzato nel quartiere San Paolo. Per l’occasione i partecipanti, tra cui un gruppo scout, hanno realizzato un simbolico “muro del dato”, composto da grandi cartelli con i principali numeri del caldo a Bari, per richiamare l’attenzione sull’urgenza di rendere le città più fresche e più giuste. Accanto alla mobilitazione è stato proposto un quiz aperto ai cittadini dedicato ai cambiamenti climatici e alle isole di calore, mentre la Croce Rossa Italiana ha promosso un’attività informativa sui rischi legati alle alte temperature e sulle corrette misure di prevenzione. In questa occasione Legambiente ha presentato cinque proposte rivolte al Comune di Bari e alla Regione Puglia: avviare un piano straordinario di deimpermeabilizzazione e forestazione urbana; introdurre obiettivi vincolanti di copertura arborea nei quartieri più vulnerabili; rafforzare e rendere strutturale la rete dei rifugi climatici; destinare risorse alla riqualificazione climatica dell’edilizia pubblica e sociale; istituire un Piano regionale sul Welfare Climatico e un Osservatorio sulla vulnerabilità climatica, per integrare politiche ambientali, sociali e sanitarie a tutela delle persone più esposte agli effetti del caldo estremo.  

Gli effetti del caldo estremo a Bari si intrecciano con un quadro di vulnerabilità sociale ed economica che rende alcune aree della città particolarmente esposte agli impatti della crisi climatica. La distribuzione dei redditi evidenzia infatti un livello di disuguaglianza superiore alla media nazionale: l’indicatore Istat è pari a 14, rispetto all’11,6 italiano, segnalando un divario significativo tra le fasce di popolazione con i redditi più elevati e quelle con i redditi più bassi. A questo si aggiunge un reddito medio pro capite (26.850 euro) leggermente inferiore alla media nazionale, con forti differenze all’interno della città: nella zona che comprende il quartiere San Paolo il reddito medio scende a poco più di 19.200 euro, il valore più basso del capoluogo, pur in presenza di un tasso di occupazione sostanzialmente in linea con quello nazionale (60% contro il 62,5%). 

A questo si aggiunge un quadro nazionale ancora troppo distante dalla gravità dell’emergenza che stiamo vivendo. Il Governo continua a mantenere un ‘rumoroso silenzio’ sul caldo estremo e sulla crisi climatica, mentre le ondate di calore diventano sempre più frequenti, lunghe e intense. Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici è non vede ancora una sua vera attuazione e non sono state stanziate le risorse necessarie per realizzare le azioni previste.