Continuano a preoccupare i dati sulla siccità che sta colpendo, in particolare, ampie regioni del bacino del Mediterraneo e del centro-nord Europa. Secondo l’ultimo aggiornamento del Copernicus European Drought Observatory, molte zone del bacino mediterraneo mostrano segnali di stress idrico prolungato, a causa delle scarse precipitazioni e a temperature sopra la media del periodo. Tra gli indici più attenzionati perché potenzialmente più critici vi è il livello di umidità del terreno, che mostra valori inferiori alla norma in vaste aree dell’Europa meridionale, un segnale che indica una crescente difficoltà del suolo a trattenere acqua.
Questa condizione ha impatti immediati sulla vegetazione e sui suoli, ma un altro fattore da considerare è la combinazione delle ondate di calore che precedono i periodi siccitosi, al centro di un recente studio pubblicato su Science Advances dal titolo “Nonlinear increase of compound drought-heatwave events since the early 2000s“. Utilizzando un algoritmo che include rischi multipli con dati di rianalisi giornalieri, gli autori hanno dimostrato che l’aumento di eventi combinati di ondate di calore e siccità è principalmente guidato da eventi di calore di origine climatica (CDHE) che precedono le ondate di calore, con un aumento di quasi otto volte, dall’1,6% al 13,1% per grado Celsius dall’inizio degli anni 2000. Questo modello è valido su scala globale, ma mostra anche una considerevole variazione regionale.
La combinazione tra temperature elevate, la conseguente evaporazione dell’acqua dal suolo e la riduzione dei regimi pluviometrici sta modificando in modo cumulativo l’equilibrio idrico del territorio. Questo tipo di analisi conferma come non si tratti più di fenomeni isolati né a livello temporale (quindi siccità non più sporadiche ma che persistono nel tempo) né geograficamente, visto che stanno colpendo sempre più frequentemente intere regioni del nord Europa.



