La prima tappa di Carovana dei Ghiacciai si è tenuta il 20 agosto ed ha visto protagonista il ghiacciaio Aletsch, il più grande delle Alpi, in Svizzera: un oceano di ghiaccio in forte sofferenza visto che dal 2000 al 2023 è arretrato in media di 40 metri l’anno, con una forte perdita di spessore della lingua terminale nelle ultime stagioni. I modelli di riscaldamento climatico più severi indicano che nel 2100 resteranno solo poche placche di ghiaccio alle quote più elevate. Numerose le deformazioni attive sui versanti deglaciati.
In occasione della seconda tappa, il 23 agosto, sono stati diffusi i dati aggiornati degli eventi meteo estremi che hanno causato danni nelle regioni dell’arco alpino. Da inizio anno a fine luglio, secondo l’Osservatorio Città Clima, sono stati 83 gli eventi meteo estremi registrati in questa macroregione. Piogge intense e alluvioni i fenomeni che si ripetono con più frequenza e la Lombardia, con 30 eventi, risulta la regione più colpita, seguita da Veneto (18) e Piemonte (17). Proprio in Lombardia, in Valmalenco, sul ghiacciaio Ventina ha fatto tappa Carovana dei ghiacciai, la campagna di Legambiente che monitora i ghiacciai alpini in collaborazione con CIPRA Italia e con la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, per toccare con mano gli effetti degli eventi meteo estremi in quota e portare in primo piano il tema dell’instabilità in montagna accentuata dalla crisi climatica in atto. Particolarmente evidenti le instabilità naturali, ossia frane e colate detritiche torrentizie, osservate nel settore del ghiacciaio Ventina, sorvegliato speciale di questa seconda tappa di Carovana dei ghiacciai, la prima in Italia dopo quella fatta in Svizzera. Il ghiacciaio è stato osservato e “visitato” lungo il sentiero glaciologico Vittorio Sella, nato nel 1992 per volontà del Servizio Glaciologico Lombardo (SGL) e il suo monitoraggio è iniziato nel 1895 con i lavori di Marson e proseguito per 130 anni grazie al Comitato Glaciologico Italiano (CGI) e al Servizio Glaciologico Lombardo (SGL), dagli anni ’90.
Dal punto di vista areale, la superficie del ghiacciaio è passata dai 2,10 kmq del 1957 (Catasto CGI) ai 1,87 kmq del Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani (C. Smiraglia e G. Diolaiuti, 2015), a 1,38 kmq del 2022 (S. Perona, CGI).
Altro campanello d’allarme è rappresentato dai fenomeni di instabilità. Le osservazioni effettuate durante da tappa della Ventina indicano che nell’area è in atto una forte deglaciazione cui si sovrappongono altri fenomeni di instabilità naturale, quali frane e colate detritico-torrentizie. Queste ultime appaiono legate alle forti precipitazioni piovose che sempre più frequentemente si verificano in alta quota, fenomeni in grado di fluidificare le coltri detritiche e le stesse morene. Preoccupano anche i lembi di ghiaccio morto che rendono instabile la morena laterale destra e rendono pericolosa l’area frontale del ghiacciaio.
In soccorso dei giganti bianchi. Legambiente con Carovana dei ghiacciai 2025 invita tutti a firmare la petizione on line “Una firma per i ghiacciai” per chiedere al Governo azioni concrete partendo dall’attuazione di 7 interventi indicati nel Manifesto per una governance dei Ghiacciai e salvare il nostro ecosistema. Per firmare vai su https://attivati.legambiente.it/firmaperighiacciai



