Milano città sempre più calda e segnata da una “cooling poverty” che non risparmia neanche il quartiere periferico Giambellino del municipio 6, dove vivono 146.000 abitanti distribuiti su 18,28 km², insieme ai confinanti Lorenteggio e Porta Genova. La conferma arriva dai dati dei monitoraggi realizzati, attraverso l’uso di termocamere a infrarossi, da Legambiente insieme al Politecnico di Milano e presentati oggi in occasione della tappa milanese di “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”, la campagna nazionale dell’associazione ambientalista in collaborazione con il partner tecnico RSE S.p.A. (Ricerca sul Sistema Energetico) e con la Croce Rossa Italiana che si è aperta con un flash mob in piazza. Bocciato il quartiere Giambellino dove ben il 58% (114 su un totale di 197) di servizi e strutture monitorati – tra scuole, uffici postali, fermate del bus, farmacie, aree giochi – risultano direttamente esposti al sole nelle ore centrali della giornata, quando il calore urbano raggiunge i picchi più elevati. A pesare l’assenza di alberature generatrici di ombra e frescura, dove ci sono si nota la differenza.   

Focus Temperatura operativa: Preoccupanti anche i dati registrati sulla temperatura operativa, novità di questa tappa, riguardante le condizioni termiche percepite da una persona in relazione agli scambi avuti con l’ambiente circostante come superfici esposte al sole, quali pavimentazioni molto calde.  Ad esempio, nell’area antistante l’accesso della metro M4 “Segneri”, che si configura come una vera e propria isola di calore, Legambiente ha registrato nel corso dei monitoraggi fatti a metà giugno, una temperatura operativa di 44,6°C, superando di oltre 10°C quella ambientale pari a 33,9°C. Anche la fermata dell’autobus di fronte a quella della metro M4 “San Cristoforo” risulta esposta al sole con una temperatura operativa registrata pari a 39,5°C, superiore di quasi 6°C a quella dell’aria. La pensilina in vetro e metallo funge da lente di ingrandimento, rendendo l’area al di sotto della copertura decisamente inospitale. Altro osservato speciale, gli spazi esterni della Farmacia San Cristoforo dove è stata registrata la temperatura operativa più alta, 44,9°C, anche in questo caso oltre 10°C in più di quella ambientale pari a 34,2°C. Temperature non ottimali anche davanti all’ingresso dell’Ufficio di Poste Italiane in Via Vespri Siciliani che si affaccia su uno spazio prevalentemente pavimentato ed esposto al sole. Qui è stata rilevata una temperatura operativa di 40,7 °C superiore di quasi 7°C quella ambientale.  L’assenza di ombreggiamento adeguato rende l’attesa e l’accesso più faticosi nelle ore calde. In prossimità della scuola elementare “Istituto Nazario Sauro”, la temperatura dell’aria registrata da Legambiente a inizio giugno è stata invece di 30,8°C. L’Istituto presenta condizioni termiche non estreme sulle superfici inquadrate, tuttavia, l’umidità del 51,9% rende la temperatura operativa sensibilmente superiore, pari a 37,9°C. 

Buone notizie: per fortuna c’è anche qualche buona notizia. Legambiente segnala nel quartiere Giambellino la presenza di sei tra parchi e giardini, 4 viali alberati e 2 piazze con giardini. Per quanto riguarda le infrastrutture blu, censite 10 fontanelle e 1 casa dell’acqua. Nella tappa milanese i dati climatici sono stati rilevati da Seyedshayan Shahrestani e Abdelaalim Mabrouki, dottorandi di ricerca coordinati dall’Ing. Andrea Sangalli, grazie a una collaborazione di Legambiente Lombardia con eERG – end-use Efficiency Research Group del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani – DAStU del Politecnico di Milano.  

Milano e Quartiere GiambellinoAi dati dei monitoraggi si affiancano quelli più generali riguardanti Milano. Legambiente ricorda che il capoluogo lombardo dal 1960 ad oggi ha registrato +2,8°C secondo i dati di Berkeley Earth. Nell’estate 2025 ha contato 1.156 morti per il caldo, 99 notti tropicali, 12 giorni di allerta caldo estremo. L’emergenza caldo legata alla crisi climatica è dunque anche un’emergenza sanitaria su cui è urgente intervenire. Per questo la campagna Che Caldo Che Fa ha deciso di fare quest’anno nuovamente tappa a Milano, questa volta però nel quartiere Giambellino la cui scelta non è casuale. Densità abitativa e indice di disagio socio economico sono i due campanelli d’allarme che ben raccontano quanto sia importante prevedere interventi di mitigazione e adattamento alla crisi climatica. Dei 146.000 abitanti distribuiti nel quartiere Giambellino, e in quelli confinanti, su 18,28 km², con una densità elevata e pari a 8.000 ab./km², il 18% è rappresentato da popolazione straniera. L’indice di disagio socio-economico di Giambellino-Lorenteggio, misurato da Istat mediante nove indicatori elementari articolati su quattro dimensioni (sociale, economica, lavorativa, educativa) – è tra i peggiori della città ed è pari a 101,8. La base di riferimento è il valore medio pari a 100 (se il valore supera la media il disagio è alto). 

Focus monitoraggi: Legambiente per realizzare i suoi monitoraggi a Milano ha individuato due percorsi, utilizzando la logica della “città dei 15 minuti”: itinerari brevi, percorribili a piedi, che attraversano luoghi e servizi significativi della vita quotidiana del quartiere. I dati relativi alle temperature sono stati raccolti utilizzando una termocamera a infrarossi, per misurare le temperature superficiali dei materiali, e un igrometro per i valori ambientali di temperatura e umidità. Tra i luoghi monitorati, oltre a quelli già citati, si segnala anche la piazzetta antistante il Mercato Comunale di Via Giambellino, quasi completamente assolata. Pur essendo uno spazio potenzialmente destinato alla socialità e alla permanenza – ping pong, calcetti, panchine e tavoli – la temperatura operativa elevata registrata è stata di 40,1°C. La presenza di alberature o strutture leggere di protezione potrebbe trasformare questo luogo in un punto di sosta più accessibile per chi frequenta il mercato e il quartiere, come accade per l’area dell’Asilo Nido di via Manzano. Qui la temperatura operativa, la più bassa registrata nei due percorsi da Legambiente, si è attestata a 32,8°C, segnale di una minore irradiazione solare sull’area osservata. L’ombra degli alberi e la protezione dell’ingresso contribuiscono a contenere il calore percepito, dimostrando quanto il verde sia determinante nei luoghi frequentati da bambine, bambini e famiglie.  

Sette le proposte che Legambiente lancia al Sindaco di Milano per una città più resiliente e fresca capace di rispondere alla crisi climatica con interventi di mitigazione e adattamento. In particolare Legambiente chiede di garantire a ogni cittadina e cittadino uno spazio verde e de-pavimentato a meno di 200 metri dalla propria abitazione, di equilibrare la presenza in ogni quartiere del verde urbano stradale, aggiungendo alberature, siepi e aiuole, anche mediante de-pavimentazione, prevedendo pareti e coperture vegetali sugli edifici; di dare efficacia al piano “rifugi climatici” del Comune; di sottoscrivere un “Patto cittadino di solidarietà climatica” per l’apertura di spazi privati, in ombra e/o con temperature più basse, per garantire alla cittadinanza luoghi di sosta e di socialità sicuri. Ed ancora di incrementare le de-pavimentazioni di strade e piazze all’interno della città; di introdurre la tariffazione orizzontale della sosta dei veicoli a motore per tutti i soggetti, residenti e non, in modo da liberare superfici da destinare a provvedimenti di sicurezza climatica, abbassando la quota di calore prodotta dalle carrozzerie esposte al sole da ferme e le emissioni termiche dei veicoli in movimento e in sosta. Di provvedere all’istituzione di un Piano Casa Climatico, che, partendo dalle abitazioni in edilizia residenziale pubblica, destini fondi per la riqualificazione energetica degli edifici così da abbassare il fabbisogno energetico, migliorare il comfort interno e garantire un miglior benessere per le persone residenti. 

Prossime tappe: la campagna “Che Caldo Che Fa” di Legambiente proseguirà il suo viaggio facendo tappa il 10 luglio e il 14 luglio nel centro Italia, rispettivamente a Terni e a Roma, per poi proseguire a Torino (22 luglio) e Bari (30 luglio). Sotto la lente di ingrandimento quei quartieri periferici dove l’assenza di spazi verdi, infrastrutture e servizi rende il caldo estivo ancora più insostenibile. Un tema che Legambiente riporta con questa campagna in primo piano sollecitando le amministrazioni a interventi mirati. Le iniziative di “Che Caldo Che Fa” 2026 rientrano nella campagna europea “Cities, not saunas” promossa dal CAN Europe.