È stato presentato alla COP30 di Belém, in Brasile, il Climate Risk Index 2026 di Germanwatch, che classifica i diversi Paesi in base agli impatti degli eventi meteo estremi sulle persone e sull’economia. L’ultima edizione evidenzia l’aumento delle perdite e l’urgente necessità di una maggiore resilienza e di azioni concrete contro il cambiamento climatico.
Nella classifica che considera quanto avvenuto negli ultimi 30 anni (1995-2024), l’Italia si colloca al sedicesimo posto, tra le peggiori rispetto ai Paesi del nord del mondo insieme alla Francia (dodicesima), con Dominica, Myanmar e Honduras ai primi tre posti. La Dominica, piccola isola nei Caraibi, è stata colpita più volte da uragani devastanti e solo nel 2017, l’uragano Maria ha causato danni per 1,8 miliardi di dollari, quasi tre volte il prodotto interno lordo del Paese. Anche la classifica che riguarda unicamente il 2024 vede Nazioni del sud globale e dei Caraibi tra le prime posizioni: St. Vincent e Grenadine, Grenada e Ciad ai primi tre posti. In questo caso l’Italia scende dalla terza posizione del 2023 alla 104esima.
Drammatici gli impatti in termine di perdite di vite umane nel trentennio analizzato. Più di 832mila persone hanno perso la vita in tutto il mondo negli ultimi trent’anni a causa di oltre 9.700 eventi meteorologici estremi, che hanno causato danni economici per un totale di 4,5 miliardi di miliardi di dollari. Nelle prime posizioni ci sono anche Paesi come l’India (9° posto) e la Cina (11°), e altri come la Libia (4°), Haiti (5°) e le Filippine (7°), il ché significa che circa il 40% della popolazione mondiale vive negli undici Paesi più duramente colpiti da eventi come ondate di calore, tempeste e inondazioni.
Tra gli eventi che hanno coinvolto l’Italia vengono sottolineate le ondate di calore del luglio 2024, che hanno colpito l’intera Europa meridionale e il Nord Africa. Eventi di questo tipo, un tempo praticamente impossibili, ora non sono rari e sono in genere più caldi di 1,7-3,5°C rispetto all’epoca preindustriale. Nel Rapporto viene segnalata la grave siccità che ha colpito Sicilia e Sardegna dopo 12 mesi di scarse precipitazioni e caldo estremo, con ripercussioni su agricoltura e turismo. I cambiamenti climatici hanno aumentato la probabilità di questa siccità di circa il 50%.



