Un nuovo studio coordinato dalle Università Sapienza di Roma e Parthenope di Napoli, dal titolo “Changes in large-scale circulation behind the increase in extreme heat events in the Apennines (Italy)“, ha rilevato un incremento impressionante delle ondate di calore sull’arco appenninico. In particolare, nell’ultimo periodo di riferimento di 30 anni (1991-2020), il numero di eventi di caldo estremo regionale è aumentato del 134% in estate e del 102% in primavera rispetto al periodo 1961-1990, mentre in inverno e in autunno l’aumento delle ondate di caldo è stato minore (rispettivamente del 53% e del 27%) e non statisticamente significativo in termini di durata e gravità.
La ricerca ha analizzato le cause di questo incremento ed evidenziato come negli ultimi 30 anni si siano verificati notevoli cambiamenti nelle dinamiche meteorologiche, in particolare, in estate, e l’aumento delle ondate di calore in quota può essere spiegato principalmente dall’aumento della frequenza di modelli atmosferici su larga scala caratterizzati da una depressione isolata sull’Atlantico settentrionale orientale (sulle isole britanniche o al largo delle coste dell’Irlanda) e da una dorsale dal Nord Africa all’Europa orientale, che fornisce un contributo relativo maggiore al numero totale di eventi. Le ondate di calore estive negli Appennini sono generalmente precedute e accompagnate da un’anomalia negativa della temperatura superficiale del mare con una tendenza negativa nell’area orientale dell’Atlantico settentrionale.
Gli autori auspicano che la nuova climatologia sinottica introdotta in questo lavoro possa diventare un riferimento informativo per istituzioni e centri regionali dedicati alle previsioni meteorologiche e alla gestione dei rischi ambientali, nonché un punto di riferimento per studi incentrati sulla valutazione di futuri cambiamenti nelle condizioni sinottiche che portano a eventi di temperature estreme nell’area del Mediterraneo. L’importanza di avere serie temporali di osservazioni meteorologiche affidabili e di qualità controllata a lungo termine nelle aree montuose permette di investigare con maggiori dettagli gli impatti del cambiamento climatico sulle alte quote e di conseguenza sugli ecosistemi montani e sulle attività umane, tra cui il turismo.



