Il caso di Pisa è tra gli esempi più evidenti e recenti, di come, con i dovuti interventi, si possano evitare impatti estremi per i territori e le città. Lo scolmatore di Pontedera ed il bacino di Roffia a San Miniato hanno permesso, infatti, di evitare una devastante alluvione nel novembre 2019, quando la piena dell’Arno ha minacciato la città toscana.

In quell’occasione le cateratte dello scolmatore sono state aperte facendo defluire circa 550/600 metri cubi di acqua al secondo, che sono stati immessi in mare a Calambrone, al confine tra Pisa e Livorno. La cassa di espansione di Roffia, diventata di proprietà della Regione Toscana solamente tre giorni prima della piena, ha permesso di deviare circa 5 milioni di metri cubi d’acqua. L’opera, costata 17 milioni di euro, ha visto l’inizio dei lavori nel 2009 e, nonostante grandi difficoltà nella sua ultimazione, ha visto la conclusione a maggio 2019. Si tratta di un’opera tra le più strategicamente rilevanti tra quelle realizzate lungo l’asta del fiume Arno, sia per il volume invasabile, sia per la sua estensione e localizzazione, in prossimità di centri abitati. Il lago Roffia, tra l’altro, viene utilizzato per ospitare competizioni, nazionali ed internazionali, di canottaggio e canoa polo.