Il Piano di Adattamento Climatico di Bologna è l’esito del progetto Life+ BlueAp, per realizzare alcune misure concrete atte a rendere la città meno vulnerabile, capace dunque di proteggere i propri cittadini, il territorio e le infrastrutture dai rischi legati al cambiamento climatico.

A rendere “innovativo” il documento è il tentativo, da parte dell’amministrazione e partner del progetto, di aver reso strumento di azione territoriale il progetto stesso, cercando di definire non solo gli obiettivi ma soprattutto i modi di attuazione, in particolare per quanto riguarda l’approvvigionamento delle risorse idriche ed il dissesto idrogeologico. Il processo, in base al profilo climatico locale e alle principali criticità, prevede il coinvolgimento degli stakeholders nell’elaborazione del Piano locale di adattamento, che conterrà indicazioni sulle azioni concrete per la prevenzione e le buone pratiche da adottare.
I punti più importanti del Piano di adattamento partono dalla considerazione che Bologna si trova da sempre in una condizione di vulnerabilità dovuta alla quasi totale antropizzazione del territorio. Nel corso dei secoli, infatti, la gestione del territorio da parte dell’uomo è avvenuta attraverso interventi di disboscamento, bonifica delle paludi, regolazione dei corsi d’acqua. In seguito all’analisi dei rischi esistenti il Piano cerca di sviluppare una strategia e declinarla con azioni operative con un adeguato sistema di monitoraggio, essenziale per la gestione e il coordinamento locale.

I punti nel dettaglio
Il cambiamento climatico accentuerà l’intensità e la durata dei periodi di siccità, aggravando i problemi di disponibilità idrica presenti ad oggi. Ad alimentare l’acquedotto, i canali storici e la rete delle bonifiche è infatti l’unico fiume, il Reno, caratterizzato da un flusso naturale limitato durante il periodo estivo. Le misure del Piano puntano alla riduzione dei prelievi, sia limitando ulteriormente le perdite della rete di distribuzione che riducendo i consumi, in particolare civili e agricoli, sia utilizzando risorse idriche alternative e recuperando acqua di pioggia per usi non potabili. Nel 2012 i consumi idrici hanno raggiunto i 157 l/ab/giorno ed è stato raggiunto l’obiettivo dei 150 l/ab/g al 2016, previsto dal Piano di Tutela delle Acque Regionale.
Considerata però l’importanza dei prelievi destinati agli usi civili e l’aggravarsi delle condizioni di siccità estiva dovuta ai cambiamenti climatici, il Piano di adattamento ritiene indispensabile una ulteriore riduzione dei consumi domestici, aggiungendo i 140 l/ab/g nel 2020 e i 130 l/ab/g nel 2025. Dall’altro lato occorrerà sostenere le portate dei corsi d’acqua nel periodo estivo, garantendo un maggior rilascio non solo nel Reno ma anche nel resto dei canali bolognesi.

Principali obiettivi
– Prelievi della falda da 56 a 45 milioni metri cubi/anno
– Portata in Reno a monte Chiusa: garantire 1,87 metri cubi/secondo Bologna
– Perdite di rete: passare da 25% a 18%
– Consumi idrici domestici: passare da 157 a 130 l/ab/giorno
– Consumi di acqua potabile altri usi da 9,1 a 5 milioni metri cubi/anno

Ridurre i prelievi di risorse idriche naturali
– Irrigazione con acqua non potabile dei Giardini Margherita
– Riduzione dei consumi idrici e delle perdite di distribuzione
– Raccolta della pioggia nell’Istituto di Agraria
– Revisione della tariffa idrica finalizzata a ridurre i consumi civili
– Campagna informativa sulla riduzione dei consumi e della nuova struttura tarifaria
– Censimento delle utenze pubbliche non domestiche
– Identificare i responsabili dei consumi idrici più significativi
– Riduzione dei consumi industriali
– Riduzione dei consumi negli edifici pubblici
– Eliminare le acque parassite e la commistione tra acque bianche e nere
– Risanamento del Torrente Aposa
– Risanamento della canaletta Fiaccacollo
– Revisione generale della rete dei canali del centro storico
– Regolazione della portata del fiume Reno

– Gestione dell’invaso Suviana per sostenere le magre del Reno
– Aumento della capacità di regolazione del bacino del Reno
– Tutelare la produzione agricola locale
– Promozione di un’agricoltura urbana sostenibile
– Ottimizzazione della distribuzione dei consumi
– Ricorso ad acque del Po per usi agricoli

Per cercare di limitare l’aumento delle temperature nell’area urbana durante la stagione estiva è previsto l’incremento delle superfici verdi, dai grandi parchi periurbani alle alberature stradali, fino ai più piccoli spazi interstiziali delle aree urbane più strutturate. Gli strumenti urbanistici del Comune di Bologna dovranno puntare con decisione ad aumentare la superficie verde e le alberature di tutti gli ambiti interessati da trasformazioni urbanistiche, a partire dai cunei agricoli alle grandi aree estensive. In più
si aggiungono le dotazioni di verde di “arredo” relative ai progetti di riqualificazione degli spazi pubblici, con il miglioramento dell’isolamento.
All’interno di questa visione il Comune di Bologna ha avviato un progetto, GAIA, per finanziare la piantagione di alberi e la realizzazione di spazi verdi all’interno dell’area urbana. Il progetto si basa su un modello di partnership pubblico-privato dove le aziende private finanziano l’acquisto di piante ed il mantenimento degli spazi versi in tutta la città, offrendo benefici ambientali in particolare per mitigare l’effetto isola di calore. Un modulo sul sito web del progetto consente alle aziende di calcolare la quantità di CO2 coinvolta nei loro processi e servizi. Successivamente le aziende possono selezionare uno dei tre tipi di partnership per neutralizzare la loro impronta di carbonio, da un minimo di 200 euro a 4.200. La città al tempo stesso si impegna a fornire un rapporto di monitoraggio ogni 6 mesi dall’inizio della partnership.

Principali obiettivi
– Più di 5.000 alberi e più di 5 ettari di orti urbani
– Interventi greening su 10 edifici pubblici
– Interventi greening in 4 spazi pubblici del centro
– Prevenzione gli effetti di ondate di calore

Tutela e valorizzazione delle aree verdi estensive alberate
– Parco Lungo Navile
– Cunei agricoli
– Parchi lungo il fiume Reno
– Incremento delle superfici verdi e delle alberature
– Identificazione delle specie con maggiore capacità di adattamento nel Regolamento Comunale Verde Orti urbani Comunali
– Greening e ombreggiatura degli spazi urbani
– Orti urbani fuori terra
– Miglioramento dell’isolamento e greening edifici pubblici
– Aumento della vegetazione
– Isolamento e greening negli edifici universitari
– Diminuzione della popolazione esposta a rischi sanitari collegati con l’aumento delle temperature
– Sito informativo per la salute dei cittadini in relazione alle ondate di calore
– Miglioramento del microclima degli spazi interni degli edifici pubblici con popolazione a rischio
– Miglioramento del comfort termico nei trasporti pubblici

Il Piano di adattamento si propone di agire e realizzare infrastrutture verdi che trattengano le acque, piuttosto che accelerarne il deflusso, e valorizzare il ruolo degli ecosistemi naturali.
Uno degli interventi è rendere permeabili le pavimentazioni e favorire l’accumulo delle acque di pioggia attraverso coperture verdi dei tetti o creazione dei volumi di accumulo e incentivare la riduzione dell’impermeabilizzazione. In questo modo ci sarebbe una diminuzione di oltre 39.000 meri quadrati di superfici impermeabili, con la creazione di superfici semipermeabili e permeabili che aumenteranno rispettivamente di oltre 28.000 metri quadrati e 15.000 metri quadrati.
Nel 2018 il Comune ha sottoscritto un nuovo Patto dei sindaci per l’energia e il clima. Di conseguenza si è deciso di inserire il primo aggiornamento del Piano di adattamento nella redazione del Piano d’azione per l’energia ed il clima (Paesc) di cui ne rappresenta una parte fondamentale.
Il Piano di adattamento è stato quindi riorganizzato secondo la struttura del Paesc che prevede il profilo climatico con la rielaborazione degli scenari al 2050, una sintesi dei fattori di capacità adattiva e l’analisi delle vulnerabilità legate a tre ambiti:
contrasto alle ondate di calore in ambito urbano;
eventi estremi e rischio idrogeologico;
contrasto alla siccità e alla carenza idrica.

Nel Piano di adattamento 2020 vengono inserite azioni più strutturate legate agli interventi dei soggetti attuatori delle politiche e legate ad integrazione della tematica all’interno dei piani come il Piano urbanistico generale (Pug) o i regolamenti settoriali.