A Bologna, presso il dipartimento di Ingegneria dell’Università in via Terracini, è stato realizzato da tempo un tetto verde sperimentale per studiare soluzioni di adattamento agli effetti del cambiamento climatico.

Sul tetto sono installati sensori per raccogliere dati, in particolare rispetto agli estremi idrici (pioggia in eccesso e assenza di precipitazioni), ma anche sull’isolamento termico generato rispetto a una copertura “classica” delle stesse dimensioni (circa 50 metri quadrati) sullo stesso edificio. Grazie a una stazione meteo vengono rilevate tutte le condizioni atmosferiche, come l’umidità, la velocità dell’aria e la quantità di precipitazioni.

Il tetto verde è suddiviso in due parti. Una con copertura a Sedum, una pianta grassa che resiste bene alle escursioni termiche e richiede poca manutenzione. Un’altra area della copertura, di circa 20 metri quadri, è suddivisa in più zone con substrati e piante diverse, per studiare come una variazione nei componenti fondamentali del tetto verde ne modifica il comportamento.

Uno degli obiettivi è studiare il comportamento del tetto verde rispetto alle isole di calore e i risultati sono evidenti: la copertura sperimentale non supera mai i 30-35 gradi, mentre quella del tetto grigio gemello supera i 70 gradi. La diffusione di soluzioni di questo tipo permetterebbe di ridurre sensibilmente il surriscaldamento su scala urbana, riducendo, appunto, l’effetto isola di calore.

Il secondo aspetto studiato è quello della gestione delle acque, vista la funzione di assorbimento dell’acqua piovana in eccesso e il rallentamento dello scorrimento superficiale delle acque. Gli strumenti di rilevamento installati sul tetto sperimentale permettono di misurare la quantità d’acqua che arriva sul tetto nell’unità di tempo, e poi come questa viene rilasciata, facendo il confronto con il tetto tradizionale. Il tetto verde si comporta come una spugna che assorbe quell’acqua e la rilascia poi gradualmente, mentre, se associato a sistemi di captazione, può essere progettato anche per la raccolta e il riutilizzo delle acque piovane.

Ormai da anni, l’Università di Bologna ha installato tetti verdi e micro giardini pensili sulle coperture di svariati edifici per un totale di oltre 1.000 metri quadri. Oltre al tetto laboratorio sulla facoltà di Ingegneria è stato avviato un progetto pilota presso la sede della Scuola di Agraria e Medicina Veterinaria – CAAB, con 5 tetti verdi e una superficie complessiva di 932 metri quadrati.
Parte delle coperture presenti al CAAB sono state messe a disposizione della ricerca sia per lo studio di specie vegetali alternative alle tradizionali coperture, sia per l’analisi delle acque di drenaggio. In seguito, è stato realizzato un tetto verde sul solaio in piano dell’edificio “Ex Croce Rossa” in via San Petronio Vecchio, con piante della famiglia crassulacee che richiedono poca manutenzione, un ridotto approvvigionamento idrico e migliorano sia l’isolamento termico che acustico.