Ogni anno nel mondo vengono estratti circa 4.000 chilometri cubi di acqua da falde, fiumi e laghi. Il 70% -72% dell’acqua dolce globale è destinata all’agricoltura. 3,2 miliardi di persone vivono in aree agricole con scarsità idrica, mentre 12,5 milioni di europei sono esposti a PFAS vivendo in aree con acqua potabile contaminata.
Intanto nel mondo la domanda globale di acqua è in aumento e di questo passo lo stress idrico è destinato ad aggravarsi nei prossimi decenni. A pesare è anche l’impatto della rivoluzione digitale: 1 milione i litri di acqua consumati al giorno da un data center medio, mentre entro il 2027 l’AI globale potrebbe consumare fino a sei volte l’acqua della Danimarca.
L’Italia, dal canto suo, è tra i primi Paesi europei per prelievo di acqua potabile, ma ne perda anche tanta, ben 42,4%, a causa della dispersione idrica. Una media nazionale che raggiunge picchi del 60% al Sud Italia contro una media europea del 25%. In alta quota tra il 2000 e il 2023 i ghiacciai alpini e dei Pirenei hanno perso circa il 39% della loro massa, preoccupa lo stato di salute del fiume Po.
Questi alcuni dei numeri principali messi in fila dall’Atlante dell’Acqua 2026 diffuso da Legambiente in vista della giornata mondiale dell’acqua. L’Atlante, scaricabile sul sito di www.legambiente.it e dal sito fr.boell.org/it/AtlanteAcqua, è una pubblicazione realizzata dall’associazione ambientalista in collaborazione con Heinrich-Böll-Stiftung Francia & Italia, che raccoglie studi, dati scientifici e analisi su usi, consumi e impatti sull’acqua nel mondo e in Italia. Un lavoro interdisciplinare per far comprenderne la stretta interconnessione tra acqua, energia, agricoltura, industria e diritti umani, ma anche per sensibilizzare e informare i cittadini sul tema e per ribadire l’urgenza a livello mondiale e nazionale di una governance della risorsa idrica più sostenibile, circolare, equa e resiliente.
A tal riguardo Legambiente, in vista della giornata mondiale dell’acqua, chiede che in Italia:
- si adegui e rafforzino le infrastrutture idriche lavorando su depurazione, riuso, riduzione dei consumi e diversificazione delle fonti;
- si riducano le immissioni di inquinanti anche attraverso un’ambiziosa armonizzazione delle normative europee basata sul principio di precauzione e sulle conoscenze aggiornate del quadro REACH;
- si acceleri la transizione ecologica dei settori idrovori come l’agricoltura;
- si applichi e rafforzino le leggi esistenti a partire dalla Direttiva Quadro Acque, pilastro della Strategia Ue per la resilienza idrica ma oggi a rischio deregulation;
- si garantisca un accesso equo e universale all’acqua;
- si affronti la crescente impronta idrica delle infrastrutture digitali. Azioni su cui non sono più ammessi ritardi, ce lo impone la crisi climatica in atto e l’urgenza di un mondo che di questo passo rischia di rimanere a secco e con ingenti perdite economiche.
In Europa si stimano 9 miliardi di euro l’anno di perdite per siccità e 7,8 miliardi per danni da alluvioni, a fronte di investimenti necessari per l’attuazione delle politiche idriche stimati in 89 miliardi nel periodo 2022-2027 (fonte Climate change impacts and adaptation in Europe. JRC, 2020). Non va dimenticato che l’acqua è un diritto umano e un bene comune. Negli ultimi decenni il diritto all’acqua e ai servizi igienico-sanitari è stato riconosciuto anche dal diritto internazionale (art. 11 e 12 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (ICESCR) delle Nazioni Unite che garantiscono rispettivamente il diritto a un tenore di vita adeguato, e il riconoscere a tutti il diritto al miglior livello possibile di salute fisica e mentale).



