Nella gran parte delle nostre montagne è atteso un aumento di temperatura tra i 2 e i 3°C per il 2050, rispetto a quella media degli ultimi dieci anni, ed entro fine secolo un ulteriore riscaldamento che va dai 3 ai 7°C in funzione degli scenari di emissione. Nelle Alpi le temperature stanno crescendo ad una velocità doppia rispetto alla media globale, e la neve al suolo negli ultimi dieci anni ha subito un costante decremento lasciando sempre più spazio ad aride sterpaglie. Si tratta di un vero e proprio allarme per i ghiacciai italiani: crisi climatica e inquinamento minacciano sempre di più i giganti bianchi, testimoni del clima che cambia e sentinelle della qualità dell’aria.

Negli ultimi 150 anni si sono verificate riduzioni di areali dei ghiacciai del 60% nelle Alpi, con punte dell’82% nelle Alpi Giulie e 97% nelle Marittime.

Il ghiacciaio della Marmolada, il 3 luglio 2022, è stato protagonista di uno degli incidenti più gravi di sempre nel settore alpino, con il crollo di quasi un terzo di una placca con una superficie di 26mila metri quadrati e la morte di 11 escursionisti. Tra soli 15 anni il ghiacciaio potrebbe scomparire del tutto: ha perso nell’ultimo secolo più del 70% in superficie e oltre il 90% in volume. Il Ghiacciaio dei Forni, nel Parco Nazionale dello Stelvio, ha visto un arretramento della fronte di oltre 40 metri lineari nell’ultimo anno e di 400 metri negli ultimi dieci anni.

In vista delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, e non solo, preoccupa l’impatto dei cambiamenti climatici: secondo uno studio dell’Università di Waterloo, pubblicato su Current Issues in Tourismse le emissioni di gas serra rimangono sulla traiettoria attuale, nel 2080, solo Sapporo tra le 21 precedenti località delle Olimpiadi invernali sarebbe in grado di ospitare in modo affidabile i Giochi in futuro. Nelle Alpi, secondo lo stesso studio, anche se le emissioni di gas serra fossero drasticamente ridotte, solo Albertville, a 2.100 m sul livello del mare, rimarrebbe un ospite affidabile per i Giochi entro la metà del secolo.

Il nuovo report di Legambiente Nevediversa 2024 mostra dati alquanto chiari: 177 gli impianti sciistici temporaneamente chiusi nella Penisola (+39 unità rispetto al report precedente), di cui 92 sull’arco alpino e 85 sull’Appennino. Salgono a 93 gli impianti aperti a singhiozzo (+9 rispetto al report precedente), il grosso, ben 55, si concentra sugli Appennini. Altro dato in crescita è quello delle strutture dismesse che raggiungono quota 260 (erano 249 nel report precedente) di cui 176 sulle Alpi e 84 sulla dorsale appenninica; e quello degli impianti sottoposti al cosiddetto “accanimento terapeutico”, 241 quelli censiti da Legambiente (+33 unità) che sopravvivono solo con forti iniezioni di denaro pubblico.

Legambiente ha lanciato sul suo sito la petizione on line “Firma per i ghiacciai per prendersi cura dei giganti bianchi sotto scacco della crisi climatica. Firmando sulla landing page https://attivati.legambiente.it/firmaperighiacciai sarà possibile sottoscrivere e chiedere l’attuazione delle sette azioni al centro del “Manifesto per una governance dei Ghiacciai e delle risorse connesse” che Legambiente ha presentato a settembre nella tappa finale di Carovana dei ghiacciai.