Preoccupa il bilancio degli ultimi 13 anni: dal 2010 al 31 ottobre 2022 registrati 1.503 fenomeni estremi, 780 i Comuni colpiti e 279 le vittime.

Salgono a 24 i Paesi europei dotati di un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, ma la grande assente è  l’Italia, con la bozza ferma dal 2018. Intanto in nove anni il Paese ha speso 13,3 miliardi di euro in fondi per la gestione delle emergenze meteoclimatiche.

La crisi climatica accelera sempre di più la sua corsa insieme agli eventi estremi, che stanno avendo impatti sempre maggiori sui Paesi di tutto il mondo, a partire dall’Italia. Nei primi dieci mesi del 2022, seppur con dati parziali, sono stati registrati nella Penisola 254 fenomeni meteorologici estremi. Preoccupa anche il bilancio degli ultimi 13 anni: dal 2010 al 31 ottobre 2022 si sono verificati in Italia 1.503 eventi estremi con 780 comuni colpiti e 279 vittime. Tra le regioni più colpite: Sicilia (175 eventi estremi), Lombardia (166), Lazio (136), Puglia (112), Emilia-Romagna (111), Toscana (107) e Veneto (101).

È quanto emerge in sintesi dalla fotografia scattata dal nuovo report “Il clima è già cambiato” dell’Osservatorio CittàClima 2022 realizzato da Legambiente, con il contributo del Gruppo Unipol. Su 1.503 fenomeni estremi ben 529 sono stati casi di allagamenti da piogge intense come evento principale, che diventano 768 se si considerano gli effetti collaterali di altri eventi estremi quali grandinate ed esondazioni; 531 i casi di stop alle infrastrutture con 89 giorni di stop a metropolitane e treni urbani, 387 eventi con danni causati da trombe d’aria. Ad andare in sofferenza sono soprattutto le grandi città con diverse riconferme tra quelle che sono le aree urbane del Paese più colpite in questi 13 anni: da Roma – dove si sono verificati 66 eventi, 6 solo nell’ultimo anno, di cui ben oltre la metà, 39, hanno riguardato allagamenti a seguito di piogge intense; passando per Bari con 42 eventi, principalmente allagamenti da piogge intense (20) e danni da trombe d’aria (17). Agrigento, con 32 casi di cui 15 allagamenti e poi Milano, con 30 eventi totali, dove sono state almeno 20 le esondazioni dei fiumi Seveso e Lambro in questi anni.

Una fotografia nel complesso preoccupante quella scattata da Legambiente e presentata oggi, 18 novembre, giorno finale della COP27 in corso in Egitto, per lanciare un doppio appello: se da una parte al livello internazionale è fondamentale che si arrivi ad un accordo COP27 ambizioso e giusto in grado di mantenere vivo l’obiettivo di 1.5°C ed aiutare i Paesi più poveri e vulnerabili a fronteggiare l’emergenza climatica, dall’altra parte a livello di politica nazionale è fondamentale che l’Italia faccia la sua parte. Al Governo Meloni e al Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin l’associazione chiede, in primis, che venga aggiornato e approvato entro la fine dell’anno il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) rimasto in bozza dal 2018. Ad oggi sono saliti a 24 i Paesi europei che hanno adottato un piano nazionale o settoriale di adattamento al clima. Grande assente l’Italia che per altro – stando ai dati disponibili da maggio 2013 a maggio 2022 e rielaborati da Legambiente – ha speso 13,3 miliardi di euro (tra gli importi segnalati dalle regioni per lo stato di emergenza e la ricognizione dei fabbisogni determinata dal commissario delegato) in fondi assegnati per le emergenze meteoclimatiche. Si tratta di una media di 1,48 miliardi/anno per la gestione delle emergenze, in un rapporto di quasi 1 a 4 tra spese per la prevenzione e quelle per riparare i danni.

Interventi per la prevenzione e fondi per le emergenze. Se guardiamo alla spesa realizzata in questi anni per gli interventi programmati di messa in sicurezza e prevenzione, emerge come dal 1999 al 2022 sono stati 9.961 gli interventi avviati per mitigare il rischio idrogeologico in Italia per un totale di 9,5 miliardi di euro (elaborazione Legambiente su fonte Ispra, piattaforma Rendis), con una media di 400 milioni di euro l’anno. In parallelo, i dati della Protezione Civile sugli stati di emergenza da eventi meteo-idro dal maggio 2013 a maggio 2022 parlano di 123 casi, segnando un lieve incremento rispetto al 2021 (quando però i dati includevano il periodo fino a ottobre), ma comunque in aumento deciso rispetto ai 103 nel 2020. E poi ci sono i fondi assegnati per le emergenze che come abbiamo detto prima, sempre in questo arco di anni, arrivano a poco meno di 13,3 miliardi di euro.

Buone notizie e buone pratiche. In primis il successo del programma sperimentale d’interventi per l’adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano, emanato nel 2021 dal MITE che prevede il finanziamento di differenti tipologie di interventi di adattamento nelle aree urbane italiane. Sono decine le città che hanno presentato, e dove è stato finanziato, almeno un progetto di adattamento. Tra questi, ad esempio, Cremona con i Boschi della Villetta e La strada in Verde, Lucca con Le scuole verdi di Lucca, a Ferrara dove le azioni di adattamento riguarderanno Piazza Cortevecchia, a L’Aquila progetti di riforestazione urbana.

Passando alle buone pratiche, ecco anche alcuni risultati positivi nella prevenzione del rischio e nell’adattamento al cambio climatico: c’è Milano con il suo Piano Aria e Clima, finalizzato a ridurre l’inquinamento atmosferico e a rispondere all’emergenza climatica; Genova con l’Action Plan Genova 2050, uno strumento che comprende un pacchetto di azioni concrete sulla sostenibilità ambientale, l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici, per migliorare la qualità della vita dei residenti e non solo. Da Forlì arriva l’esempio del Giardino dei Musei. Nato come azione all’interno del progetto Life SOS4life e progetto finanziato con fondi statali, comunali e dal contributo della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, si pone come obiettivo la riqualificazione e la valorizzazione dell’area, adibita a parcheggio sopraelevato, sostituendola con un’area a verde pubblico. Da Perugia l’esempio dei GIS (Geographic Information System) per acquisire e analizzare i dati integrando la dimensione geografica, per monitorare in tempo reale i fenomeni e pianificare efficacemente la costruzione del futuro, raccontando con precisione cosa sta succedendo in una città.

Infine, dall’estero tra le buone pratiche c’è quella di Los Angeles, in California, dove è stato approvato un Piano per il riciclo delle acque reflue che prevede che il 70% dell’acqua sia di provenienza locale entro il 2035 per passare al programma degli incentivi per la permeabilità delle superfici voluto dall’amministrazione di Washington DC, in un’ottica di miglioramento del deflusso delle acque.

Scarica il Rapporto Città Clima 2022