Nuovi studi confermano la correlazione tra attività umane e fenomeni meteo estremi

Ricorrendo allo studio degli anelli degli alberi gli scienziati hanno trovato prove evidenti di come l’aumento delle emissioni di gas serra abbia avuto un effetto sui fenomeni di siccità già a partire dall’inizio del ‘900. Una nuova ricerca, inedita nel suo genere, condotta dai ricercatori del Columbia University’s Earth Institute e pubblicata su Nature, non solo conferma ampiamente quanto mostrato dai modelli climatici, ma fa luce anche sulle tendenze storiche del clima.

Il coincidere degli studi sugli anelli degli alberi con l’umidità del terreno, che combaciano a loro volta con i modelli climatici, danno agli scienziati la conferma che questi ultimi, elaborati al computer, sono corretti. Gli scienziati hanno previsto da molto tempo che con l’aumentare del riscaldamento globale alcune regioni del mondo, come gli Stati Uniti sudoccidentali, sarebbero diventate più aride mentre altre sarebbero diventate più umide. L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) ha messo però in guardia dall’associare specifici eventi siccitosi o piovosi alle attività umane.

I dati relativi agli anelli degli alberi presi in esame nello studio si concentrano su tre periodi nel corso degli ultimi 120 anni in cui l’influenza umana su piovosità e siccità sono, in diversa misura, evidenti. Il primo, dal 1900 al 1949, evidenzia il segnale più forte, rispecchiando le conclusioni dei modelli climatici che mostrano come parti del mondo, dall’Australia al Mediterraneo, si stavano inaridendo, mentre altre regioni, comprese parti dell’Asia centrale, stavano andando nella direzione opposta.

Il periodo successivo, dal 1950 al 1975, è più confuso, ma ancora una volta gli anelli degli alberi coincidono con i modelli climatici. Lo studio ipotizza che gli aerosol – particelle derivanti dagli scarichi delle auto e dalla combustione di carburanti fossili – erano così abbondanti prima dell’adozione di misure antismog e che queste abbiano funzionato da schermo alla radiazione solare, raffreddando il Pianeta malgrado l’aumento delle emissioni di gas serra.

L’ultimo perdiodo, dal 1981 al 2017, ha visto una nuova influenza umana sui fenomeni di siccità e piovosità. Lo studio conclude che questa influenza “aumenterà probabilmente nei prossimi decenni”, aggiungendo che “le conseguenze di ciò, una particolare aridità in vaste parti dell’America del Nord e dell’Eurasia, saranno probabilmente forti”.

A questo studio si aggiunge una mappa, sempre pubblicata su Nature, che e’ stata ricostruita grazie alle migliaia di dati sugli anelli degli alberi pubblicati online, che i ricercatori dell’Earth Institute hanno potuto costruire un “atlante della siccità”, che ha fornito la base per la ricerca. Infatti, conoscendo i livelli di siccità e di precipitazioni nei secoli (per alcune regioni ci si è spinti fino da 600 a 900 anni fa), gli scienziati hanno potuto studiare le naturali oscillazioni di questi eventi per poterle così distinguere dalle variazioni anomale introdotte dal cambiamento climatico causato dall’essere umano durante il periodo di industrializzazione. Il Mediterraneo subirà l’impatto maggiore, con un doppio effetto: la diminuzione delle precipitazioni ed un aumento della siccità causata dal caldo. Inoltre, in queste regioni ci si attende un aumento della popolazione e un conseguente maggiore consumo di acqua. Insomma, le conseguenze di questi aumenti della maggiore siccità possono essere anche sociali e contribuire alla nascita di conflitti.

2019-05-10T10:29:26+00:00 10 Maggio 2019|Cambiamenti Climatici, Dissesto, News|